Ma a noi va sempre bene.
Uniti perché Unici
10 giugno 2019

Ma a noi va sempre bene.

Il 20 settembre 2019 nello Stato del Nevada nella città di Rachel, nella famosa area 51, si sono ritrovate centinaia di persone dopo che la Nasa ha dichiarato di non saper dare una spiegazione ad alcuni oggetti volanti visti qualche giorno prima.

La scena ricorda il celeberrimo film “incontri ravvicinati del terzo tipo” del 1977, la gente che si raccoglie per capire, per vedere, per dare una risposta alle mille domande che ci facciamo sull’universo che ci circonda.

Ma il mistero rimane, i dubbi e le questioni rimangono sul tavolo,  le risposte non ci sono. Quando nel 1972 Josef Allen Hynek andò oltre la definizione di U.F.O. di oggetto non identificato e classificò come incontro ravvicinato “del terzo tipo” l’eventuale incontro con una entità non definita e conosciuta, forse e dico forse, non aveva pensato ad una squadra di basket, non aveva pensato agli Irriducibili che in quegli anni nascevano ma per un effetto non conosciuto, non previsto sarebbero diventati un vero e proprio incontro ravvicinato del terzo tipo.

E così il 20 settembre 2019 diventa il giorno in cui la Federazione CSI di Venezia incontra ufficialmente gli Irriducibili. La gente in Nevada non ha capito, la gente nell’area 51 ancora una volta si limita ad alzare il naso verso il cielo per poter scorgere un UFO, bastava riflettere, bastava studiare, bastava rivolgersi agli dei del Basket per capire che si dovevano spostare nella cara e vecchia Europa e più precisamente nella terra piana del nord est d’Italia per avere quello che da anni chiedono e auspicano: un incontro con una entità non definita non conosciuta gli IRRIDUCIBILI.

Per non dimenticare da dove veniamo, per capire meglio dove stiamo andando, la nostra iscrizione al campionato over 40 del CSI è una sorta di breccia nella UISP. Proprio il 20 settembre del 1870 ci fu la presa di Roma e con questo nuovo inizio gli Irriducibili dichiarano di voler un basket diverso, dichiarano il loro amore per questo magnifico gioco e la forse anche la volontà di andare a bacari (quelli originali).

Questo nuovo inizio ha creato un forte entusiasmo, sul Presidente prima di tutto, che sono mesi che si prodiga per dare ricambi, sponsor e nuova linfa a questa squadra. Ma la cosa che ha meravigliato tutti è la presenza e la determinazione e soprattutto la puntualità del coach G. La domanda che ci facciamo tutti è: quanto durerà? Prima che ci sia un carico da spostare o una ragazza da mungere?

Gli dei ci guardano con soddisfazione, dopo un anno che ci ha visto vincere la coppa Primavera, un contratto a vita con coach Buscaglia (anche se non si è fatto ancora vedere, neanche avesse una squadra di serie A e una Nazionale da allenare), ma tutto sommato un anno di transizione dove la voglia di giocare si è mescolata con la voglia di smettere e di giocare meglio.

Gli dei, nottetempo, ci sono apparsi in sogno e, difficile da credere, a tutti contemporaneamente. Un sogno bello fatto di gioia per il gioco, di serenità fra di noi, di risate e di nuovi parquet da calpestare, di birra e nervetti, e tante serate a raccontare storie, più o meno veritiere, ma che fanno bene all’anima.

Così alla richiesta del Presidente, cosa facciamo quest’anno, andiamo a giocare l’over 40 a Venezia? All’unisono si è alzata una voce: SI.

È stato come una nuova rinascita, e via, palestre pronte ai primi di settembre, presenza cospicua, e allenamenti quasi seri, per fare fiato, per risvegliare i muscoli e per tentare di fare ordine nel nostro classico slow basket.

Nuovi Irriducibili si sono avvicinati, devo dire un po’ gracilini, fuori dallo standard originale dell’Irriducibile. Magretti, molto reattivi, praticamente atletici. Il confronto è inevitabile ma la parte di peso della squadra non molla: Fabri con due ernie da operare corre su è giù per il campo senza mollare, Steph con un polpaccio fonfo e una coscia andata tiene ancora sotto canestro, Teddy continua a segnare senza problemi e come fa lui il passo dell’orso …, Gio spalla, caviglia ma mena sotto canestro come un fabbro … questo per dire che l’aria è cambiata non si molla un cm.

Dobbiamo essere sinceri, perché gli dei del basket ci osservano con attenzione in questo momento. La voglia di far bene è tanta, la voglia di giocare uno slow basket ordinato e meno improvvisato ci sta piacendo, ci diverte anche quando coach G ci insulta perché non facciamo quello che ci dice. L’idea di giocare per vincere, non pensandoci solo al momento della partita, ma prima in allenamento come al tempo del vecchio Josef quando pensò all’incontro del terzo tipo, è una piacevole sensazione. Ma gli dei, con mano benevola, accarezzano il nostro capo, per ricordarci da dove siamo partiti, dal quel tre vs tre a metà campo perché non avevamo fiato per fare tutto il campo avanti indietro, quello della birra dopo l’allenamento, quello che ha saldato la nostra amicizia, quello del prendersi in giro e dell’irriverenza costante per tutto e per tutti, perché è sempre stato un elemento dello slow basket è sempre stato un elemento fondante degli Irriducibili. 

Ma a noi va sempre bene e quindi troveremo l’equilibrio;

Ma a noi va sempre bene e faremo un grande annata;

Ma a noi va sempre bene e a giugno alla nostra festa dovremmo chiudere i cancelli perché e per molti ma non per tutti;

Ma a noi va sempre bene perché non conta lo schema 1 o 2, ma conta come arriviamo alla partita per giocare lo schema 1 e 2;

Ma a noi va sempre bene, perché quando qualcosa va sorto, ce la prendiamo con Vito e tutto passa;

Ma a noi va sempre bene perché … siamo noi gli Irriducibili

Viva la Mission … Venezia stiamo arrivando.