By Bruno “Orso” Paccagnella
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By Bruno “Orso” Paccagnella

Tutto inizia con lo stimolo dei colleghi Giampaolo e Michele che un bel giorno mi chiedono di unirsi a loro ed al gruppetto che ogni venerdì sera alle otto si trovava alla Frescura per i classici due tiri in compagnia.

Io mi sono detto: “perché no?”….avevo mollato quasi definitivamente per mancanza di stimoli da alcuni anni e francamente sentivo il bisogno di muovermi.

Si trattava di un dejavu dato che nel 2008 avevo una prima volta ripreso a giocare dopo cinque anni di stop e subito crac, quindi temevo quel ritorno in campo.

Trovare in armadio cosa mettere per l’occasione è stato il primo problema, tra magliette rotte o strette…..

Ma il vero problema è stato far metabolizzare a mia moglie il fatto che tornassi a giocare, lei che non mi aveva mai visto giocare e cui io invece tengo dimostrare certe mie teorie.

“Amore, se vuoi che perda qualche chilo questo è quello che mi piace fare e vorrei poter fare di più”……

Lei mi sfida e dice che in campo caccio le farfalle…..forse ha ragione ma non può certo ergersi ad esperta di basket (successivamente scoprirò che nemmeno lei conosceva la regola 16).

Ecco che con l’anno successivo, tra la prospettiva che la Frescura chiudesse il venerdì e la volontà di alzare l’asticella, ho deciso di seguire Michele iniziando a frequentare gli Irriducibili.

Appena entrato in palestra ritrovo una vecchia conoscenza, Pag, che lui dice di non ricordare ma è stato co-attore di un fattaccio accaduto in gioventù in una partita della fase finale del campionato allievi……

Alcuni li avevo conosciuti l’anno precedente ma la stragrande maggioranza era un susseguirsi di “piacere e nome” che dopo mezzo attimo avevo dimenticato.

Confesso che mi hanno fatto un po’ pensare prima di decidere perché mi vedevo lento, e lo sono ancora, impreciso, e lo sono ancora, ma galeotta fu una serata in pizzeria ed ho capito che se non avessi provato non avrei fatto una mazza e qui ho dato al presidente la mia disponibilità…..

E qui comincia, anzi ricomincia, l’avventura……e come da copione ecco il primo problema fisico seguito dal laconico quanto fastidioso ed irriverente commento di mia moglie: “te l’avevo detto che non puoi giocare a basket”……lei dall’alto del suo non conoscere la regola 16…..

Così primo appuntamento dal fisioterapista ma nel frattempo prima amichevole a Fiesso d’Artico dove ho avuto la conferma (compresa solo dopo) che, non conoscendo la regola 16, mia moglie non ha accettato di fare la segnapunti e, nonostante i miei tre bei canestri io secondo lei non avevo fatto niente, a parte la mia discussione pacata con l’addetto al fischietto.

Vabbeh, il dado era ormai tratto come diceva Giulio Cesare e poiché chi si estranea dalla lotta è un gran fio de mignotta, come diceva Benito Fornaciari (al secolo fu Alberto Sordi, presidente del Borgorosso FC) decidevo di fare di testa mia.

Inizia il campionato ma non ho il certificato…..poco male, porto mio padre a veder vincere il Padova contro il Mestre e poi subito alla Mission Arena a veder vincere i miei compagni contro i vicentini……doppia goduria.

Alla seconda giornata manca una settimana alla visita medica e la proposta indecente…..gioca lo stesso.

Da buon carabiniere “usi obbedir tacendo e tacendo morir” accetto e si parte per Schio…..sono carico, ho voglia di fare ma non mi riesce di collegare testa e gambe…..fino a quando la testa si è staccata dal collo dopo l’ennesima clavata ricevuta e non rilevata dall’arbitro…..poche, chiare, quanto aspre parole sono state sufficienti per fargli capire il mio dissenso con il suo modus operandi e lui si è dimostrato poco comprensivo e di li a poco anche ateo o non cristiano…….salvo poi dimostrare di non conoscere nemmeno lui la regola 16…..così mi sono scusato con mia moglie…….

Poi inizia un piccolo inaspettato dramma.

Visita medica: “sospeso”….pressione troppo alta…..”tutto ok ma bisogna approfondire, faccia degli altri esami e poi ci rivediamo”.

Era il 22 novembre e presto cerco di non perdere troppo tempo, in ballo c’è un campionato già iniziato.

Subito disponibili per il primo accertamento, mi fanno poi aspettare più di 15 giorni gongolandomi su quell’esito tranquillizzante dell’esame appena fatto.

Poi, il dramma. Mi sento paventare problematiche che mi mettono paura prontamente glissate dal classico “ma in fin dei conti non sarà, solo che bisogna togliersi il dubbio”…..la sera allenamento durante il quale mi sentivo un po’ in pensiero…..

L’indomani sento il mio medico e si elabora un piano di battaglia alternativo…..

Porto dunque gli esami al medico dello sport il quale mi rilascia sorprendentemente l’agognato certificato…..

L’avventura può avere inizio….ma impegni personali mi impediscono di essere disponibile per la prima partita……

Dall’esordio alla fine del campionato è stata una guerra a perdifiato, cosa di cui ero sempre in debito.

La mia miglior partita? Senza dubbio in casa della capolista perché c’era una regola, la 16, da insegnare a chi mi aveva appositamente accompagnato ed anche se non abbiamo vinto è rimasta la soddisfazione di aver fatto un po’ rientrare lo scetticismo iniziale facendolo diventare quasi passione dato che poi si è sorbita un’altra dura trasferta in quel di Rovigo, sfociata nel solito immancabile quinto tempo.

Ma è stato alla finalina del torneo primavera che mi è stata caricata una molla per il prossimo anno, quando mi son sentito dire “non hai fatto niente! Il 21, il 73 ed il 47, loro si che sanno giocare!!!”…..ecco alle volte cosa si ricava ad insegnare la regola 16 a chi non ha mai visto un canestro in vita sua.